C’è una "qualità" della Bibbia che "tante volte è stata disattesa dalla teologia e dall’esegesi": quella per cui "la Parola ha una qualità culturale, non solo perché assume in sé alcuni miti della cultura alta e nobile, ma in quanto è estetica: è una parola bella, che usa tutte le risorse del linguaggio". Lo ha detto mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che con la sua prolusione ha inaugurato l’anno accademico dell’Ateneo pontificio Regina Apostolorum. "Gesù ha proseguito il biblista ama costruire il suo discorso ricorrendo allo splendore dei simboli, alla ricchezza delle immagini". In questa prospettiva, per Ravasi, "non è legittimo un monofisismo che consideri la Bibbia come una cava da cui estrarre teoremi teologici, spezzando l’unità indispensabile tra il significato e il significante, le modalità di espressione e il contenuto, realtà per se stesse non scindibili". "Bellezza e verità devono essere tenute insieme da chi legge le Scritture", ha ammonito il presidente del dicastero pontificio stigmatizzando quella lettura della Bibbia basata sulla "concezione razionale secondo cui il vento della logica formale spazzi via la nebbia dei simboli, delle immagini, nella convinzione di poter trovare una libertà più limpida e più nitida". Solo il linguaggio simbolico, secondo Ravasi, "permette di annodare umano e divino".