Usare la Bibbia come "provocazione contemporanea", "principio di cultura costante", "radice di appello" alle coscienze. Mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha concluso oggi con questo invito la sua prolusione di apertura dell’anno accademico del Pontificio ateneo Regina Apostolorum. "La Bibbia è stata costantemente generatrice di cultura", ha fatto notare Ravasi, secondo il quale "con la sua ricchezza simbolica la Bibbia è stata il grande codice della cultura, in particolare dell’arte, e dell’immaginario popolare ma è sta anche la presentazione di una fede che unisce in sé trascendenza e immanenza". Quattro i "modelli" citati dal biblista per testimoniare "l’influsso della Bibbia all’interno della storia culturale dell’Occidente". Il modello "attualizzante", con cui "l’uomo contemporaneo tende a ritrascrivere il messaggio biblico perché lo interpelli e lo interroghi ancora"; il modello "degenerativo", in base al quale "nella stessa storia della teologia e dell’esegesi si sono verificate spesso deviazioni e deformazioni interpretative"; il modello "trasfigurativo", grazie al quale "l’arte riesce spesso a rendere visibili risonanze segrete del testo sacro, a ritrascriverlo in tutte la sua purezza"; il modello "performativo" citato anche dal Papa nella sua ultima enciclica, "Spe salvi", che vede la Bibbia come strumento che "trasforma le coscienze".