"Le forme di solidarietà anche orizzontale prosegue Nervegna – sono venute meno; in ogni caso si pensa che la responsabilità per gli altri non dipenda mai da noi. Se non si ritorna ad una logica di solidarietà tra le classi sociali, tra le categorie, tra i lavoratori stessi, non si esce da questi drammi". Per il segretario del Mlac, "paradossalmente sono più sensibili a questi problemi le istituzioni alte che non gli organismi che dovrebbero rappresentare il mondo del lavoro. E anche quando il sindacato si muove, l’impatto sulle politiche non è molto alto". Il problema è che "il valore della vita è fortemente in crisi. Troppi considerano questi morti un prezzo da pagare per uno sviluppo che però non ci porta da nessuna parte. Infatti, applicare il decreto legislativo 626, che tutela la salute e la sicurezza dei lavoratori, rende anche molto più produttive le aziende". A giudizio dell’esperto, "la questione è fondamentalmente culturale: si tratta di rilanciare una cultura della vita e una cultura della sicurezza". "A partire dalle parole del Papa, nella Spe salvi, sul rapporto tra etica e spiritualità, cristiani e anche non credenti devono ricostruire conclude Nervegna – un percorso che metta al primo posto la dignità della persona umana e la difesa assoluta della vita. Insomma, prima la vita e poi il mercato".