SEDICENNE MORTA IN CALABRIA: DON FURCI (CEC), "NECESSARIO UN BAGNO DI UMILTÀ"

L’ennesimo caso di cosiddetta "malasanità" all’ospedale di Vibo Valentia (Calabria) "non può che alimentare la sfiducia dei calabresi e di conseguenza l’emigrazione sanitaria, anche per i più semplici interventi chirurgici". Lo afferma al Sir don Piero Furci, segretario della Commissione per la Pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale calabra, dopo la morte, ieri, della sedicenne Eva Ruscio, ricoverata lunedì scorso per un ascesso alle tonsille. Per don Furci la fuga dagli ospedali calabresi è dovuta alla "mancanza di trasparenza nel mondo della sanità, nei rapporti tra chi offre i servizi e gli utenti". "Basti pensare – aggiunge il sacerdote – che ancora, dopo tanti mesi, non sono state trovate risposte convincenti per il caso di Federica Monteleone, la giovane morta nello stesso ospedale circa un anno fa". "La soluzione – spiega don Furci – sarebbe semplice se tutti facessimo un ‘bagno di umiltà’, a partire dagli operatori della sanità, dalla politica che dovrebbe riconoscere le proprie responsabilità, dalla società civile che non dovrebbe ‘idolatrare’ la classe medica". Se non avviene un cambiamento, osserva don Furci, "si rischia di alimentare atti di violenza come in passato". Vicinanza e solidarietà alla famiglia di Eva Ruscio è stata espressa dal vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo.