"Se si dimentica la famiglia che è e rimane una priorità e un fondamento della società, come potranno essere salvaguardati correttamente i diritti di tutti?". A margine del voto ieri alla Camera sulle coppie di fatto, se lo chiede Bruno Cappato, direttore de "La Settimana" (Adria-Rovigo), che aggiunge: "La famiglia che ha sempre pagato per prima le difficoltà della società, ora la si vorrebbe dimenticare e sfuocare facendola affondare in una mancanza assoluta di identità". Pietro Di Benedetto, su "L’Araldo Abruzzese" (Teramo), osserva: "Chi decide di non sposarsi per non contrarre legami non può chiedere alla comunità le stesse garanzie di chi accetta vincoli di responsabilità". Sarebbe, altrimenti, "un ulteriore incentivo al disimpegno per le nuove generazioni, già penalizzate dalla mancanza di modelli positivi a cui ispirarsi, perché i media e la TV in particolare presentano quasi sempre esempi di famiglie che si rompono e in cui regnano il capriccio, i tradimenti, la superficialità, la banalizzazione di ogni rapporto". Pure per Corrado Avagnina, direttore di "La fedeltà" (Fossano), "la questione dei diritti da riconoscere alle coppie di fatto" non rappresenta "una priorità politica, viste le necessità che le famiglie hanno per sbarcare il lunario e per fronteggiare tanti problemi a cui appunto la politica dovrebbe dare risposte urgenti e credibili".