DON ANDREA SANTORO: SAIKALI (CARITAS TURCHIA), "OSTACOLAVA GROSSI INTERESSI"

La chiave di lettura "religiosa", ossia la vicenda dei musulmani contro i cristiani, "non è la sola valida" per spiegare l’omicidio di don Andrea Santoro, il sacerdote della diocesi di Roma ucciso il 5 febbraio scorso a Trebisonda, in Turchia. In quella zona "c’erano e ci sono problemi sociali causati soprattutto dal traffico di persone umane; sono questioni che vedono coinvolte le mafie, anche internazionali". A parlare è Sleiman Saikali, libanese, cattolico melchita e segretario generale della Caritas turca, che ha rilasciato una lunga intervista al mensile "ItaliaCaritas" anticipata al Sir. "Ho una mia convinzione sul brutale omicidio del martire don Andrea – afferma -. Ritengo che si sia voluta accreditare, per certi interessi, l’impressione generale che si trattasse di vicenda di musulmani contro cristiani". A Trebisonda, precisa, "c’era anche tanta confusione" e soprattutto il traffico di persone umane. "Don Andrea, quest’uomo un po’ solo, questo prete poco sostenuto, molto sensibile – racconta – si impegnava ad aiutare le persone, soprattutto quelle che subivano ingiustizie sociali e violazioni dei diritti umani. Penso che si sia trovato in una storia molto complicata. Allora certe persone hanno cominciato a vedere in lui un pericolo, perché ostacolava grossi interessi". Don Andrea, dice, "è un martire della carità e dell’aiuto alle persone bisognose".