"Il vostro lavoro è una missione, ne siete consapevoli. Richiede intelligenza e competenza, spirito di dedizione e sacrificio, coscienza e cuore": lo ha detto ieri, rivolgendosi a medici e infermieri presenti in cattedrale, nell’omelia della messa per la XV Giornata mondiale del malato, l’arcivescovo di Genova mons. Angelo Bagnasco. Dopo aver detto ai malati che "nelle vostre infermità siete per noi come il ‘sacramento’ di Cristo sofferente", l’arcivescovo ha poi ricordato che "in un momento in cui tutto sembra procedere all’insegna dell’economia, secondo logiche di mercato e strettamente aziendali, è quanto mai necessario riaffermare la centralità della persona". Secondo Bagnasco, "ogni intervento sanitario deve guardare la persona prima ancora che la terapia", per evitare che la cura "si riduca a una specie di tecnica applicata". Ha poi aggiunto che "vi sono esempi di assistenza da parte dei familiari che suscitano commossa ammirazione" ed ha auspicato che chi ha del tempo libero, specie i pensionati, possano "investire spiritualmente un po’ di tempo e di energie" visitando i malati. Infine ha invitato a riflettere sulla "nostra costitutiva fragilità, quella del corpo come quella della psiche", evitando "il mito della vita senza età, della perenne bellezza, della guarigione certa e rapida per ogni malattia vecchia e nuova".