IMPRENDITORE SICILIANO UCCISO: SAVAGNONE, "LA RETORICA DELLA CONDANNA RISCHIA DI ASSOLVERCI DALLE NOSTRE RESPONSABILITÀ"

Un episodio "terrificante", che dimostra come "la violenza sia diventata ormai nella nostra società uno stile di vita". E’ il commento di Giuseppe Savagnone, docente di filosofia a Palermo, all’assassinio dell’imprenditore siciliano Pietro Licari, 68n anni, prima sequestrato e subito dopo ucciso da due giovani, Giuseppe Lo Biundo (18 anni) e Vincenzo Bommarito (22 anni), perché avevano "bisogno di soldi". "Ogni volta – commenta Savagnone – condanniamo episodi del genere. Ma la retorica della condanna serve ad esorcizzare i veri problemi, ci libera dalla responsabilità e dall’obbligo di interrogarci sul perché la violenza sia diventata ormai lo stile a cui sono improntate tutte le nostre azioni e relazioni quotidiane, dal traffico alla politica". Da quella "in qualche modo applaudita, perché si manifesta sotto forma di ingiustizia legalizata", a quella "criminale" usata dai due giovani nel palermitano: sono molti i tipi di violenza "diventati il nostro humus". Tutti sintomi, per Savagnone, che "c’è qualcosa che non funziona alla base dei meccanismi profondi che regolano il vivere civile", e che vanno stigmatizzati "non con ondate emotive", ma con l’impegno a "costruire una nuova cultura e una nuova educazione" capaci di "vincere il disincanto totale ei giovani".