DIRITTO ALLA VITA: JOHNSTONE (AUSTRALIA), IL CREDENTE E LA LIBERTÀ DI COSCIENZA

“Può la dottrina liberale della libertà di coscienza essere accettata come una valida innovazione?”: è la domanda che ha posto ai 380 partecipanti al congresso internazionale “La coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita” il teologo moralista Brian Johnstone, nella sua relazione “La coscienza morale e la novità cristiana”. “Questa dottrina – ha detto – sembra presupporre una libertà negativa che non solo implica il distacco o rifiuto dell’autorità e tradizione della Chiesa, ma anche dai requisiti fondamentali della verità in se stessa. Da un punto di vista cattolico, la coscienza non può essere interpretata adeguatamente prescindendo dai valori della tradizione umana e dai contenuti basilari della verità annunciata dalla comunità ecclesiale. Così – ha aggiunto – la dottrina della libertà di coscienza non può essere accettata se essa viene intesa nel senso liberale del termine”. Per spiegare il perché del ruolo del magistero, ha poi detto che “l’accettazione degli insegnamenti in tema di fede o di morale da parte della Chiesa non esclude la coscienza, ma necessariamente implica che la stessa coscienza si interroghi sul proprio impegno, in quanto credente, alla luce degli stessi insegnamenti coinvolti”.