Nel messaggio si ricordano “i profughi ambientali, uomini, donne e bambini, costretti ad abbandonare le loro terre, rese invivibili dalla desertificazione”, soprattutto in Africa. “Un uso inadeguato e improprio dell’acqua sottolineano i vescovi -, assieme al progressivo riscaldamento determinato dall’accentuarsi dell’effetto serra, fa sì che anche il nostro Paese, e non soltanto ormai le sue zone più calde, conosca spesso un’emergenza idrica, per buona sorte generalmente limitata al solo periodo estivo”. Da qui l’invito a “gestire in modo adeguato” l’acqua, “bene comune della famiglia umana”, “per garantire la vivibilità del pianeta anche alle prossime generazioni" e “a salvaguardare gli ecosistemi marini e fluviali”. Appelli che chiamano in causa “le responsabilità dei governanti e dei politici” ma anche ognuno di noi: "tutti, infatti, siamo invitati a rinnovare i nostri stili di vita, nel segno della sobrietà e dell’efficienza”. “In quanto bene di tutti affermano – l’acqua non è una realtà puramente economica. Come dono derivante dalla creazione, l’acqua ha destinazione universale, da regolamentare a livello normativo. Il contributo che anche i soggetti privati possono dare alla sua gestione non deve, però, in alcun modo andare a detrimento di quel fondamentale diritto all’acqua, che i soggetti pubblici devono garantire a ogni essere umano”.