"Finalmente la politica internazionale si sveglia sull’Iraq. Ora l’auspicio è che dal prossimo summit escano soluzioni concrete e condivise che facciano il bene dell’Iraq e del suo popolo che soffre. Il popolo iracheno deve essere rispettato e non oppresso. Servono risposte concrete e non buone ma vuote parole". Esprime soddisfazione padre Philip Najim, procuratore caldeo presso la Santa Sede alla notizia della conferenza internazionale che si terrà a Baghdad, su iniziativa del governo iracheno, il prossimo 10 marzo. All’incontro sono stati invitati i Paesi confinanti con l’Iraq, i 5 Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Lega Araba, l’Onu, l’Egitto e il Bahrein. Siria e Usa hanno già aderito all’invito. "Si tratta di presenze importanti dichiara al Sir il procuratore caldeo solo con il dialogo si può giungere ad una soluzione dei problemi del Paese, primo fra tutti la stabilità. L’Iraq e il suo popolo deve tornare a disporre delle proprie risorse, la sua libertà deve essere rispettata. Dalla conferenza di Baghdad mi attendo, quindi, risultati concreti per il bene dell’Iraq conclude padre Najim – La Chiesa da sempre favorisce il dialogo e incoraggia il vertice. Che serva a porre le basi di un nuovo Iraq, libero, riconciliato e pacificato".