CALCIO E VIOLENZA: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

Bisogna voltare pagina. L’assassinio dell’ispettore Filippo Raciti a Catania reclama delle risposte, semplici, chiare e precise. Anche perché oggi servono esempi: nelle pieghe del corpo sociale non tira una bella aria. C’è un senso di disagio, di crisi, di impotenza. E la violenza seduce.
Per prima cosa bisogna applicare le leggi: tolleranza zero ovunque. E quindi anche negli stadi: le partite sono uno degli anelli di una lunga catena che ha bisogno di essere controllata senza sconti per nessuno. Moltissimi lavori socialmente utili attendono braccia esuberanti e scioperate che oggi si esercitano ciecamente nella violenza sportiva – spesso colpevolmente assecondata, anche dal sistema mediatico – e se occorre soccorrono sempre le patrie galere.
Per questo ben venga la moratoria al pallone che è stata decisa. Purché sia finalizzata. È il secondo punto. Il mondo dello sport – e quello del pallone che ne è la sua massima icona nel nostro Paese – ha bisogno di riappropriarsi di una identità. L’occasione doppia per ripensare e ripartire si è avuta qualche mese fa, con gli scandali da un lato e la splendida vittoria di Berlino dall’altro. Si è continuato su un asse inclinato, che fra l’altro ha scaturito un massimo campionato stucchevole e ora tragico e un senso generale di precarietà e di malessere.
Ripensare significa innanzitutto, per lo sport professionistico, saper fare impresa nel senso vero e rigoroso del termine. Lo sport professionistico è passione e gesto atletico, un grande spettacolo e, dunque, anche un’industria importante di intrattenimento. Questo significa rigore e garanzie: bilanci certificati, ma anche stadi sicuri, sotto la responsabilità delle stesse società, significa riorientare le spese e ridistribuirle all’interno del sistema, secondo una precisa gerarchia di obiettivi, significa una comunicazione di qualità. Il sistema va risanato e responsabilizzato. Serve insomma quella che viene definita una governance sistemica, in cui le istituzioni e tutti gli enti, interni ed esterni al sistema sportivo, siano responsabilizzati.
Quest’estate uno dei più qualificati centri di ricerca universitari italiani sulle scienze giuridiche, economiche e manageriali dello sport – quello promosso dall’Università di Teramo ad Atri – ha proposto una "costituente", cioè un grande sforzo collettivo e coordinato di proposta e riordinamento. Nel recente meeting di Assisi il più grande ente sportivo italiano – il Centro sportivo italiano (Csi) – festeggiando cento anni di sport cattolico, ha rilanciato il cuore etico dello sport, a tutti i livelli. Ci sono grandi energie e grandi attese, cui rispondere presto, molto presto, perché l’emozione e l’indignazione di questi giorni non passino invano.