"Laddove sembrerebbe che tutto stia per terminare, dobbiamo testimoniare in modo credibile e appassionato che tutto comincia": questa, per il presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana Luigi Alici, la principale sfida dopo Verona. Intervenendo oggi a Roma al convegno nazionale per assistenti diocesani e parrocchiali di Ac su "Noi lo annunciamo a voi. La comunicazione della fede alle nuove generazioni" (fino all’8 febbraio), Alici ha sottolineato che oggi occorre "portare nel cuore della comunità cristiana persone a cui siamo in grado di comunicare il Vangelo, con un linguaggio capace di toccare il loro vissuto". Uno sguardo particolare va rivolto "al mondo giovanile, sismografo sensibilissimo" dei cambiamenti della società. Per il presidente di Ac "è essenziale aiutare i giovani a costruire il senso della vita come cammino, e non come un cocktail di esperienze slegate tra di loro e continuamente resettabili, nell’illusione di potere sempre ricominciare da zero" e, al tempo stesso, occorre offrire alla loro fede "un tessuto di relazioni stabili". Ciò per evitare che essi accettino "un’idea indistinta di religione civile" o sovrappongano "la sequela del Signore ad un vissuto emozionale indistinto e frastornato".