Grazie al contributo dei fondi per l’otto per mille della Chiesa italiana possono tornare a casa i cinque marittimi, due russi e tre birmani, dopo circa sette mesi senza salario a bordo della nave "Sea Star". Dallo scorso 26 luglio, infatti, la nave è nel porto di Porto Nogaro (Ud) a causa di un sequestro conservativo disposto dal Tribunale di Udine per far fronte a debiti dell’armatore. Ad aiutarli a far ritorno dai propri familiari la Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana che ha preso a cuore la loro situazione, insieme ad altri enti e associazioni che si sono impegnati in questi mesi a fianco di queste persone per farli vivere dignitosamente. "Un sincero e speciale ringraziamento a tutti coloro che istituzionalmente e personalmente sono stati vicino a questi uomini e con loro hanno condiviso questi lunghi mesi", ha detto questa mattina don Giacomo Martino, direttore dell’Ufficio per la pastorale dei marittimi della Fondazione Cei, nel corso di una conferenza stampa nella parrocchia di Porto Nogaro. Il sacerdote ha ricordato che sono una ventina le navi sequestrate nei porti italiani per motivi di sicurezza o inadempienza contrattuale degli armatori con la conseguenza che i marittimi sono costretti a restare nelle loro navi senza stipendio per mesi. (segue)