FESTIVAL DI SANREMO: BRUSATI (HOPE), PERCHÈ I "BIG" NON "ADOTTANO" I GIOVANI?

"Sarebbe bello vedere la cantante affermata o il suo affermatissimo autore adottare un giovane artista, fallito per antonomasia, mantenendolo per un anno a mille euro al mese": poco più di 30mila euro, oneri sociali compresi. A lanciare l’originale proposta – tramite il Sir – è Marco Brusati, direttore generale di "Hope", iniziativa del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei, che annovera tra le sue attività una struttura formativa per "giovani creativi nel settore dello spettacolo e della musica leggera", dove hanno tenuto lezioni tecniche diverse persine impegnate nel Festival di Sanremo 2007 (tra cui Tosca, Antonella Ruggiero, Roby Facchinetti, Maurizio Fabrizio). Sanremo 2007, per Brusati, "è patria di testi neo-impegnati: un revival di impegno umano e civile sta percorrendo le canzoni come un brivido, mentre fuori impazzano relativismo, nichilismo e neopaganesimo". Albano, ad esempio, "crede nel perdono di Dio, Concato canta di un cinquantenne che perde il lavoro, Cristicchi si dedica ai malati mentali, Milva esalta gli artisti falliti, Antonella Ruggiero racconta madre e figlia sotto le bombe…". Si tratta davvero di impegno fino in fondo? "Mi piacerebbe ragionarne con gli artisti e gli autori", risponde Brusati, soffermandosi sulla "differenza abissale" tra ciò in cui l’artista "crede" e ciò che l’artista "sa".