Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Non è facile cogliere qual è oggi lo stato dello spirito pubblico in Italia. E non ci aiutano i sondaggi o le vicende strettamente politiche o un sistema della comunicazione bulimico, ipertrofico, che finisce col produrre un effetto di saturazione. Ma il senso comune percepisce, se solo ci si ferma un momento a riflettere, tante novità, che portano con sé da un lato un certo senso di smarrimento, dall’altro, però, anche il bisogno di collocarsi con chiarezza. Oggi è il tempo delle proposte. Così sulle frontiere della vita e della morte, così sui temi della giustizia, dell’ambiente e della pace, così sui temi della famiglia. È il tempo delle proposte, con tre parole chiave: libertà, diritti, responsabilità. Non è più il tempo della scelta tra indifferenti, che ha celebrato i suoi fasti tra il 1968 e il 1977: ormai più di trent’anni fa. È il tempo della libertà di guardare al futuro chiamando con il loro nome bene e male, vero e falso, giusto e sbagliato. Questo non comporta nessuna contrapposizione, come pure qualcuno si affatica a ribadire, sulla frontiera della laicità. La laicità è una condizione della democrazia in tanto in quanto garantisce libertà per tutti, e in particolare, come dice con specchiata chiarezza la nostra Costituzione, per la Chiesa cattolica e le altre Confessioni. In questo senso si coniuga perfettamente con il principio di sussidiarietà, con un’idea e una pratica di democrazia aperta e inclusiva. Del tutto artificiale allora, su tanti temi che interessano l’"ecologia della persona" riprodurre meccaniche contrapposizioni tra un visione cattolica e una visione laica, o più esattamente laicista. È solo un modo per chiudere discorsi che invece bisogna non soltanto aprire, ma portare a soluzioni positive. Così la vicenda dei "dico" sta dimostrando con serenità e chiarezza che il preciso "no" pronunciato con coerenza non solo dai cattolici, ma da tanti laici, diventa un punto di riferimento aperto e creativo. La Chiesa in Italia "si pone e si è posta gradualmente in maniera sempre più propositiva anche rispetto alla società italiana", ha affermato il nuovo presidente della Cei, mons. Angelo Bagnasco, nelle sue prime interviste. Passare alla stagione delle proposte, cioè a un nuovo dinamismo sociale, organizzato secondo quei fondamentali riferimenti da cui non si può prescindere, certo impone alcune pre-condizioni. Comporta un clima di "rispetto, senza pregiudizi da nessuna parte e senza caccia alle streghe, in modo che ognuno possa veramente offrire a tutti, nell’assoluta benevolenza e, nel contempo, nell’assoluta chiarezza, con serenità, la ricchezza del proprio cuore e della propria intelligenza, del proprio vissuto". Sono ancora parole di mons. Bagnasco. Un contributo di proposta, un contributo di chiarezza, un contributo di serenità.