Un attesa "disumana" che, a distanza di un anno, per molti si è rivelata "vana". Così la Caritas diocesana di Perugia, in una nota, descrive la situazione dei 310mila immigrati che, in Italia, hanno presentato invano esattamente il 14 marzo di un anno fa le domande di regolarizzazione: solo le prime 170mila compilate correttamente (su 480mila) sono stati infatti accolte. Senza contare che molti dei 170mila sono ancora in attesa di avere il relativo nullaosta, a causa ritardi dovuti a motivi burocratici che il decreto flussi non aveva previsto. "Ad essere oggi beffati sostengono gli operatori del Centro di ascolto diocesano della Caritas perugina sono le tante persone che abbiamo seguito dal momento della compilazione del kit della domanda a quello della presentazione dello stesso all’ufficio postale. Sono persone che continuano a lavorare in nero e che attendono ancora di poter essere messe in regola. Le persone che hanno ricevuto il nullaosta sono dovute rimpatriare, perché l’imponeva lo stesso decreto flussi". "Ciò che di positivo è emerso dall’esperienza del 14 marzo del 2006 osserva la Caritas è la prova che gli immigrati hanno un grande desiderio di legalità. Con quelle code davanti agli uffici postali hanno dimostrato di voler uscire allo scoperto".