Nella "città plurale", esercitare una "cittadinanza responsabile" significa "tornare ad esplorare il nesso tra le virtù etiche e le virtù politiche". Lo ha detto Francesco Paolo Casavola, presidente emerito della Corte Costituzionale, nella prolusione che ha aperto il Master universitario di primo livello, "Esperti in politica", promosso dalla Lumsa. "Sono i fini che danno significato alla cittadinanza", ha spiegato il giurista, "la quale non si esaurisce in un elenco di diritti e doveri". E i fini sono per Casavola "il bene della persona e il bene comune, che appartengono al cerchio della coscienza e allo spazio della politica”. Si configura, in questo modo, una sorta di “etica dell’ordine", che "il diritto accoglie e traduce in precetti". Un compito, questo, che si rivela impegnativo e complesso, in una "società plurale in cui la rivendicazione di identità collettive può sottrarre agli individui il diritto all’uguaglianza, e il conflitto sociale può essere sostituito da quello culturale", con il rischio – ha fatto presente Casavola – di "vivere insieme restando diversi ed estranei, senza integrazione". "Il diritto può dare accoglienza all’etica, ma senza trasformarla in un suo comando", ha ammonito il relatore, stigmatizzando anche la tendenza dei media al "rovesciamento delle virtù".