"È falso affermare che ‘alcune suore si sono lasciate morire di fame e di sete’", come afferma Andrea Camilleri nel suo libro "Le pecore e il pastore", nel quale racconta che, nel 1945, per salvare la vita del vescovo di Agrigento mons. Peruzzo, ferito gravemente da due proiettili, dieci giovani monache offrono la loro vita a Dio, lasciandosi morire. È scritto in una nota dell’Ufficio per le Comunicazioni sociali di Agrigento, che chiarisce l’episodio in questione, cioè il presunto suicidio di dieci suore. "Per capire certe parole come ‘offrire la vita’ prosegue la nota – bisogna entrare in una logica cristiana altrimenti si sbaglia totalmente bersaglio. La morte delle suore è avvenuta per cause naturali come la malattia, la tisi, o altro. Rimane però l’atto di fede che fa offrire la propria sofferenza o il proprio morire per unirlo all’offerta di Cristo sulla croce e farlo diventare motivo di salvezza e di redenzione per l’umanità". "Quante volte si legge ancora – si sente dire alle mamme ‘offro la mia vita per quella di mio figlio’. Ma questo non è né eutanasia né lasciarsi morire, è solo pensiero d’amore e dono d’amore". "Alcune delle monache di quel tempo avverte la nota – sono ancora in vita e raccontano con semplicità il senso di quella offerta e di quella preghiera. Gesù è morto a causa della cattiveria degli uomini, ma questo non gli ha impedito di offrire la sua vita per il bene dell’umanità".