Nell’attuale clima culturale, ha detto il card. Ruini, "l’uomo con le sue sole forze non riesce a fare completamente propria questa ‘ipotesi migliore’: egli rimane infatti prigioniero di una ‘strana penombra’ e delle spinte a vivere secondo i propri interessi, prescindendo da Dio e dall’etica". Soltanto la rivelazione "ci rende davvero capaci di superare questa penombra". Di qui l’atteggiamento più diffuso oggi tra i non credenti non è propriamente "l’ateismo", ma "l’agnosticismo, che sospende il giudizio riguardo a Dio in quanto razionalmente non conoscibile". Ma, per Ratzinger, l’agnosticismo "è un programma non realizzabile per la vita umana" perché "la questione di Dio non è soltanto teorica ma eminentemente pratica, ha conseguenze cioè in tutti gli ambiti della vita". Insomma, se Dio esiste, "non può essere un’appendice da togliere o aggiungere senza che nulla cambi, ma è invece l’origine, il senso e il fine dell’universo, e dell’uomo in esso". Nella "assolutizzazione" della ragione secolare, propugnata da Habermas, "abbiamo ha chiarito il porporato – in qualche modo il corrispettivo, a livello teoretico, di quella "dittatura" o assolutizzazione del relativismo che si verifica quanto la libertà individuale, per la quale tutto è finalmente relativo al soggetto, viene eretta a criterio ultimo al quale ogni altra posizione deve subordinarsi".