"Le parole sono pietre, uccidono prima ancora della spada e del fucile". Così si è espressa Geneviève Makaping, giornalista di origine camerunese, direttrice de "La Provincia Cosentina", intervenendo ieri sera a Bologna a un incontro su "L’informazione migrante" organizzato dal premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi. Parole che "sono ancora più importanti quando è un giornalista a usarle: un reporter ha sottolineato Makaping deve ‘riportare’ ciò che ha visto e sentito, e non i propri punti di vista". Compito del giornalista è "trovare le parole giuste per arrivare in profondità". Molti pregiudizi trovano origine proprio in un cattivo uso delle parole. "Sulle barche che arrivano a Lampedusa ha ricordato il giornalista di "Repubblica" Giovanni Maria Bellu ci sono persone che lasciano i loro paesi d’origine per cercare la fortuna in Occidente, assieme ad altre che fuggono da condizioni di conflitto e di violazione dei diritti umani. Per queste ultime l’accoglienza è un dovere dettato dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione di Ginevra. Dunque usare il termine ‘clandestini’ per chi è su quella barca non è corretto. Occorre verificare caso per caso, e alla fine clandestino è solo chi viene a cercar lavoro in violazione delle regole sull’immigrazione".