"Senza il lavoro non c’è casa; senza lavoro non c’è famiglia; senza lavoro non esiste possibilità di futuro né per il singolo, né per la società". Lo ha detto mons. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nell’omelia della messa per il mondo del lavoro celebrata ieri nella diocesi ligure. "Il lavoro deve essere sicuro, perché senza certezze di partenza non si danno prospettive e rischi", ha ammonito il presule, secondo il quale "il lavoro sufficiente e sicuro è una base culturalmente imprescindibile per la stabilità interiore delle persone. E la sicurezza interiore degli individui è presupposto della serenità e della sicurezza sociale". "Quando i singoli vivono in stato di precarietà – affettiva, economica, lavorativa, abitativa, relazionale…- l’intero sistema sociale ne risente e diventa fragile, alla lunga invivibile", la denuncia del vescovo. Ma il lavoro, per Bagnasco, "non basta da solo per creare personalità interiormente unificate e serene" o "collettività sicure": per il presidente della Cei, serve prima di tutto "un’anima, cioè un insieme di valori alti e veri, spirituali e morali, religiosi" in grado di andare oltre "una visione puramente immanente e materialistica", che "appiattisce sul livello del consumismo, non genera coscienze nobili ma individui sazi".