Di qui la puntualizzazione di fondo della Pontificia Accademia per la Vita (Pav): "Interpretare una tale esortazione, rivolta a tutti coloro che nel mondo, hanno parte attiva nelle decisioni e azioni che riguardano la vita umana e la sua tutela, come un attentato alla sovranità dello Stato o addirittura come un’istigazione a commettere reato, francamente risulta iperbolico, strumentale e, soprattutto, poco incline alla garanzia effettiva di quella libertà di pensiero e di espressione che costituisce il requisito necessario di ogni società autenticamente democratica". Alla Pav, così come agli altri organismi della Santa Sede si legge nel comunicato "non appartengono in alcun modo finalità di intervento politico o di interferenza con i processi democratici dello Stato, in nessun Paese del mondo", poiché "spetta ai laici e ad ogni persona di buona volontà il compito di trovare le vie concrete e possibili per tradurre in pratica le esigenze che scaturiscono dal riconoscimento della dignità di ogni essere umano e del valore inviolabile della sua vita". Ciò non toglie, tuttavia, che la Pav ha il diritto, anzi il "dovere", di "contribuire a richiamare ed incoraggiare ciascuno ad esercitare la proprie responsabilità in ordine alla tutela della vita umana individuale", anche quando ciò "ha dei costi personali anche pesanti".