Il Rapporto dei Saggi si sofferma inoltre sul "multilateralismo" dell’Ue, sull’obbligo per "gli Stati membri di attenersi al diritto europeo" e sull’efficacia del "metodo comunitario che tende al bene comune e impedisce ai grandi di dominare i piccoli". Quanto all’acquis sociale Ue, "notevole" in materia di "uguaglianza tra uomo e donna, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, congedi di maternità", esso non va abbandonato di fronte alla "pressione della globalizzazione", ma "sviluppato per garantire pari accesso ai servizi di interesse generale". Infine, la responsabilità dell’Europa nella promozione e nel consolidamento della pace e dei diritti umani a livello mondiale. Oggi "spetta a noi prenderci cura del mondo" e "la guerra è il più grande ostacolo allo sviluppo", osservano i Saggi rammentando "la dozzina di operazioni di peacekeeping" condotte dall’Ue dal 2003. Oltre al suo ruolo nella cooperazione allo sviluppo, "l’Europa conclude il Rapporto sta acquisendo la capacità di intervenire collettivamente nelle zone di crisi", ma "può avere peso reale solo se è forte e unita".