"La Cina e la Santa Sede sono legate da un legame di interdipendenza, costituito dalla necessità di collaborare con la controparte per risolvere i conflitti. Se il governo cinese permette ai cattolici di amare la Chiesa e, viceversa, la Santa Sede consente loro di amare la patria, non c’è nessuna contraddizione tra le due fedeltà". E’ il parere di Ren Yanli, docente all’Accademia delle scienze sociali di Pechino, intervenuto oggi pomeriggio alle Giornate per l’interdipendenza su "Cina-Europa. Una nuova via della seta", il seminario di formazione per giornalisti e opinion leaders promosso da Acli, Legambiente, Focolari, Comunità di Sant’Egidio, Focsiv e altre realtà (fino al 31 marzo). Nella sessione dedicata alle religioni è stata evidenziata la novità del risveglio religioso in Cina: una indagine recente riportata dalle agenzie ufficiali cinesi ha riscontrato 300 milioni di credenti, un aumento constatato in tutte le cinque religioni ufficiali (buddismo, taoismo, cattolicesimo, protestantesimo e islam). Il 50% dei credenti cinesi pratica buddismo, il 10% il taoismo e tra i cristiani la crescita di fedeli è più consistente tra i protestanti, perché non hanno una autorità centrale come la Santa Sede. (segue)