La nota dei vescovi "non è confessionale, non fa riferimento all’obbedienza, a dettati di ordine dottrinale", ma costituisce un invito a riflettere "su valori oggettivi, comuni". Così Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia all’Università di Messina, commenta al Sir il documento del Consiglio permanente della Cei su famiglia e unioni di fatto. Riguardo all’appello alla coscienza che da alcune parti viene richiamato, "vescovi e politici usano lo stesso linguaggio e gli stessi termini", ma, osserva la docente, dandovi "significati differenti". "I cosiddetti laici e laicisti precisa reclamano una libertà di decidere secondo principi che si danno da sé stessi; i vescovi ricordano che ci sono valori oggettivi universali, non confessionali, cui si deve fare riferimento: la centralità della famiglia, il ruolo del maschile e del femminile all’interno di un nucleo sociale ecc.". "Purtroppo aggiunge alla coscienza come ‘ambito della soggettività’ si appellano anche alcuni cattolici, che rivendicano la loro autonomia, quasi che all’individuo spettasse non solo scegliere, ma anche determinare il valore delle scelte. Bisognerebbe invece che la libertà di coscienza si coniugasse sempre con l’oggettività dei valori".