"Per un cristiano, pertanto ha chiarito il Papa -, pregare non è evadere dalla realtà e dalle responsabilità che essa comporta, ma assumerle fino in fondo, confidando nell’amore fedele e inesauribile del Signore". Per questo, ha precisato Benedetto XVI, "la verifica della trasfigurazione è, paradossalmente, l’agonia nel Getsemani". Nell’imminenza della passione, "Gesù ne sperimenterà l’angoscia mortale e si affiderà alla volontà divina; in quel momento la sua preghiera sarà pegno di salvezza per tutti noi. Cristo, infatti, supplicherà il Padre celeste di ‘liberarlo dalla morte’ e, come scrive l’autore della lettera agli Ebrei, ‘fu esaudito per la sua pietà’". Di tale esaudimento, ha sottolineato il Santo Padre, "è prova la risurrezione". Di qui il richiamo del Papa: "Cari fratelli e sorelle, la preghiera non è un accessorio, un optional, ma è questione di vita o di morte. Solo chi prega, infatti, cioè chi si affida a Dio con amore filiale, può entrare nella vita eterna, che è Dio stesso". Durante questo tempo di Quaresima, ha concluso Benedetto XVI, "chiediamo a Maria, maestra di vita spirituale, di insegnarci a pregare come faceva il suo Figlio, perché la nostra esistenza sia trasformata dalla luce della sua presenza".