” “È "un’esperienza dura" ma che "fa crescere" fare il casco bianco a Belgrado, in Serbia, aggiunge Ilaria Banchig. "Sono in Serbia dal settembre 2006 come volontaria in servizio civile internazionale", spiega al Sir. "Per un italiano continua non è facile integrarsi. Dietro all’apparenza di Paese occidentale, parlando con la popolazione emergono le difficoltà derivanti da una diversa concezione del mondo, che qui genera un muro d’incomunicabilità". Parla di "rabbia repressa" che sembra emergere tra la gente: un’impressione che si respira ancora oggi passeggiando per strada e parlando con altri operatori di Caritas Serbia. "Questo l’avete fatto voi italiani", ci dicono mostrando, in centro a Belgrado, le macerie frutto dei bombardamenti della Nato, negli anni novanta. "Per gli slavi, accorpati nel passato in realtà che comprendevano più popoli precisa Banchig , l’identità è fondamentale, e hanno paura di perderla: da qui deriva un nazionalismo talora esasperato". ” “