Sono queste alcune "ambivalenze" delle mistiche medioevali, che rendono spesso "contrastante" il giudizio su di loro. Lo ha detto Francesca Brezzi, docente di filosofia morale all’Università "Roma Tre", intervenendo alla tavola rotonda "Visioni di donne", organizzata dalla Cattedra "Donna e cristianesimo" in occasione della Giornata internazionale della donna, Soffermandosi sulla figura di Angela da Foligno, la relatrice ne ha citato i "giudizi contrastanti" attribuitele dagli studiosi, che spaziano da "grande metafisica della mistica" a "donna del delirio notturno". Per le mistiche, inoltre, c’era il problema del linguaggio, e soprattutto della trascrizione delle loro visioni: "Non scrivevano direttamente, trascrivevano gli uomini", ha ricordato Brezzi. “Hai scritto parole senza sugo e senza carne”, rimproverava ad esempio Angela a frate Arnaldo, che trascriveva in latino ciò che lei – analfabeta – esprimeva in umbro. Altra caratteristica di Angela da Foligno, le "ardite metafore del nulla", come le ha definite la filosofa, al centro delle quali ci sono termini come "tenebra, notte, caligine, abisso, fondo". Fino al culmine della visione espressa con verbi passivi ("sono condotta, trascinata, vinta"), e la descrizione finale: "allora l’amore non poté capire se stesso".