CHIESA E SITUAZIONE INTERNAZIONALE: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.

Come può entrare nel groviglio delle relazioni internazionali di oggi il dinamismo dell’amore e della speranza cristiana, in una parola la novità della Pasqua: è uno dei temi del messaggio Urbi et Orbi di Benedetto XVI. Il Papa offre una lettura sapienziale della storia, in cui la realtà del male, delle sofferenze, delle guerre, non induce a negare Dio, piuttosto "ci aiuta purificare ogni falsa concezione di Dio e ci conduce a scoprirne il volto autentico: il volto di un Dio che, in Cristo, si è caricato delle piaghe dell’umanità ferita". Per questo è possibile un appello di speranza, di impegno. Diventa realistico spendersi, come fanno i cattolici e la Chiesa in tante parti del mondo per la riconciliazione, la pace, lo sviluppo: "il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice con la sovrabbondanza della sua Grazia", ribadisce il Papa. Così è un realismo aperto la cifra dell’analisi dello scacchiere geo-politico che come sempre il papa compie nel suo messaggio pasquale. A partire dall’Africa. Resta aperta la crisi del Darfur, mentre la Somalia e il Congo sono focolai di tensione: con l’aggravante che le tensioni interne rischiano di diventare catalizzatori di conflitti regionali. E non mancano veri e propri drammi nazionali, come lo Zimbabwe, ormai entrato in una spirale di dittatura e sottosviluppo. Ovviamente il Papa non poteva non sottolineare la situazione di quel Medio Oriente allargato che arriva ormai fino all’Afghanistan, passando per la sempre più preoccupante situazione irachena. Il Libano rimane in bilico, mentre per quanto concerne la Terrasanta resta l’altalena di speranze legate alle recenti aperture negoziali. Spicca la realtà della sofferenza delle popolazioni e in particolare "l’esodo dei cristiani dalla Terra benedetta che è la culla della nostra fede". E’ dunque una voce realistica, quella della Chiesa, un realismo segnato dalla speranza, dall’appello alle energie spirituali, in un quadro in cui gli attori politici sembrano tutti segnati piuttosto dalle reciproche debolezze, più che da disegni veramente di ampio respiro. Le celebrazioni dei cinquant’anni dei trattati di Roma non hanno dato nuovo slancio ad un’Unione Europea alle prese con le sue contraddizioni interne. Nella prospettiva a breve termine il nucleare iraniano rischia di diventare nei prossimi mesi un terreno di confronto in cui si intrecciano le tensioni regionali per l’egemonia sul mondo islamico del vicino oriente allargato con la complessa evoluzione degli equilibri tra le grandi potenze. Sarà un terreno importate di verifica, per potere guardare così con ragionevole fiducia ai nuovi assetti di questo mondo globalizzato che ancora fatica ad esprimere uno stabile equilibrio geo-politico, mentre la questione ambientale globale appare destinata ad assumere un crescente, strategico rilievo.