"L’internazionalizzazione della vita religiosa è buona cosa, ma non deve certo servire a ‘tappare i buchi’ lasciati dalla diminuzione numerica delle vocazioni nei nostri paesi occidentali": lo ha detto p. Ivan Rupnik all’assemblea dell’Usmi che ha riunito oggi a Roma 400 tra superiore generali e provinciali di 200 congregazioni religiose femminili italiane o nate in altri paesi del mondo ma presenti in Italia. "Bisogna stare molto attenti a non dare alle giovani religiose che vengono da paesi in via di sviluppo l’idea che la vita religiosa sia ‘chiusa’ e pesante. Queste giovani professe vengono da paesi dinamici e con grande voglia di crescere. Sarebbe scandaloso dare loro un’immagine opaca o spenta. La vita religiosa deve essere invece di ‘alta qualità nel senso di mostrare un forte rapporto d’amore verso Dio che è anche amore verso gli uomini, tutti gli uomini. Solo così la fede diventa un fatto credibile e affascinante".