Una riflessione a partire dalla constatazione che "gli ordinamenti giuridici statali in Occidente stanno mutando il loro atteggiamento fondamentale nei confronti dell’istituzione del matrimonio e della famiglia", passando "dal favor juris" a "una neutralità che genera una progressiva equiparazione al matrimonio di comunità di vita fino ad ora ritenute e trattate come essenzialmente diverse". Questo il punto di partenza della lezione magistrale su "Matrimonio e bene comune" con cui l’arcivescovo di Bologna, card. Carlo Caffarra, ha concluso oggi pomeriggio il ciclo d’incontri della Scuola diocesana di formazione all’impegno sociale e politico. È il relativismo etico, secondo il porporato, alla base di questo mutamento. "L’impossibilità – ha sottolineato di giudicare dal punto di vista della loro verità le molteplici concezioni di vita buona a causa, secondo alcuni, dell’impossibilità di conoscere la verità circa il bene, oppure, secondo altri, più radicalmente a causa del fatto che non esiste alcuna verità circa il bene, ha dato nelle società occidentali a ciascuna concezione di vita buona uguale diritto d’ingresso nella sfera pubblica". Ne deriva che tale concezione "è un’elaborazione compiuta autonomamente dal singolo" che "la legge civile non può fare propria". (segue)