Però, ha osservato il card. Caffarra, "non esiste solamente il bene umano della persona singolarmente considerata", ma anche quello dell’individuo "in relazione con le altre persone". "È il bene proprio della relazione interpersonale come tale", che "per sua natura" è "partecipato da tutti e da ciascuno". "Quando viene meno questo riconoscimento", ha aggiunto, "la vita umana in comune non può che ridursi alla coesistenza di individui che perseguono per proprio conto il progetto, autonomamente elaborato, di felicità". Ma come è possibile perseguire un bene comune? "È la capacità di amare", ha ricordato, citando sant’Agostino, che lo "rende praticabile", "poiché solo la carità rende l’uomo capace di perseguire il proprio bene non a spese dell’altro o prescindendo dal medesimo, ma volendo il bene altrui". Una considerazione che si collega strettamente alla realtà coniugale. Infatti, se il bene comune "denota una bontà che è propriamente insita nella relazione tra le persone" e "se una delle espressioni eminenti di questo bonum relations è il bene della coniugalità", ne deriva che "l’agire politico ha il dovere grave di favorire questo bene". Ma ciò che è più importante, ha concluso, è "lasciar fare allo Spirito del Risorto", che solo "può causare un pensiero forte di cui sentiamo ogni giorno di più il bisogno".