BENEDETTO XVI, 80 ANNI: NOTA SIR

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.

Se cercassimo la cifra sintetica del pontificato di Benedetto XVI, giunto al secondo anniversario, non dovremmo faticare molto. Basta una parola: Gesù. Così, semplicemente: "Questo Gesù, quello dei Vangeli, una figura storicamente sensata e convincente". Il Gesù reale, storico, e nello stesso tempo il Gesù presente, nella realtà della "resurrezione dentro al tempo", che è la "novità cristiana chiamata a trasformare il mondo" e, nello stesso tempo, un "segno di contraddizione". L’unione con Cristo, ha ricordato il Papa anche al Convegno ecclesiale di Verona genera una "forza mite" da spendere a tutto campo. Ecco, allora, il dinamismo cui Benedetto XVI sprona, sul piano del pensiero e dell’azione, dei comportamenti personali e della testimonianza pubblica. Ecco, allora, una formula sintetica, quella della "forte unità tra una fede amica dell’intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall’amore reciproco e dall’attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti".
Non è un caso che la parola–chiave dell’enciclica "Deus caritas est" e dell’esortazione apostolica "Sacramentum Caritatis" sia proprio l’amore. Questo significa la persona umana, nella sua unità di ragione, intelligenza, amore. E comporta anche una franca parola al nostro tempo e prima di tutto proprio alla modernità europea e occidentale, per cui il dinamismo della carità ha come sua conseguenza a livello di grandi sviluppi di civiltà l’affermazione che "è possibile allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprila alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e la scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri… per dare nuovo lancio alla cultura del nostro tempo e per restituire in essa alla fede cristiana piena cittadinanza". In questo dinamismo che viene dalla "caritas" si collocano le prospettive di dialogo con le culture e le religioni e le franche e serene affermazioni in ordine ai "valori non negoziabili", non a caso inserite, nell’esortazione apostolica postsinodale, nel denso passaggio della "coerenza eucaristica".
Benedetto XVI richiama con insistenza una visone positiva dell’uomo e della stessa fede. Prima del viaggio in Germania aveva ricordato che "il cristianesimo non è un cumulo di proibizioni, ma un’opzione positiva" e ai vescovi svizzeri, aveva ricordato che "abbiamo davanti un grande compito: da una parte, non far apparire il cristianesimo come semplice moralismo, ma come dono nel quale ci è dato l’amore che ci sostiene e ci fornisce poi la forza necessaria per saper perdere la propria vita; dall’altra, in questo contesto di amore donato, progredire anche verso le concretizzazioni". Che quelle opere concrete che si possano realizzare qui, in Italia, oggi, possano essere esemplari Benedetto XVI lo ha più volte ribadito. Il dopo-Verona è chiamato ad attuarlo.