RAGAZZA SUICIDA A TARANTO: PAZÈ (MAGISTRATO), “IL DRAMMA DI UNA VITTIMA DELLA VIOLENZA" (2)

Cinque mesi fa, Carmela aveva denunciato la violenza subita da otto uomini, quattro minorenni e un adulto (tuttora sconosciuto), e ancora prima aveva segnalato alla polizia l’interessamento nei suoi confronti da parte di un giovane sottufficiale della Marina in servizio a Taranto, ma "non era stata creduta", ricorda Pazé soffermandosi sulla "terribile reazione della comunità degli adulti, che non hanno creduto ad una vittima già designata", giudicata da una perizia psichiatrica "psichicamente instabile". Poi l’affidamento ad una comunità (o meglio due, prima Lecce e poi a Gravina di Puglia), che però in nessun caso – avverte il magistrato – "può essere la panacea di tutti i mali", sopratutto se in essa non vengono messi in atto "interventi di recupero personalizzato", attraverso "figure specialistiche di riferimento". "La comunità deve avere strumenti, e spesso le strutture territoriali non sono attrezzate", denuncia Pazé, che si chiede inoltre" perché Carmela non sia stata affidata ad un’altra famiglia, dove poteva trovare persone adulte solide e attente", e perché "i servizi sociali non lavorino per creare reti di famiglie affidatarie specializzate in questo tipo di interventi". Infine, la "responsabilità della società", a partire dal mondo della scuola.