La "negazione che la realtà dell’uomo abbia un significato suo proprio"; la "pretesa della tecnoscienza di decidere circa la vita"; la ragione che "rischia di restare prigioniera di una visione pragmatica e riduttiva; lo sviluppo economico "disordinato e ingiusto" in quanto basato in misura preponderante “sulla ricerca esclusiva dell’avere”. Sono questi, si legge nel Messaggio della Cei per l’83ma Giornata per l’Università cattolica, i "segni problematici" dell’"offuscamento della grammatica dell’umano" di cui soffre la società di oggi. "Se è vero che nessuna epoca è riuscita, come la nostra, a presentare il suo sapere attorno all’uomo in modo tanto efficace e affascinante, è anche vero che in nessuna epoca l’uomo ha assunto un aspetto così travagliato come al presente", è l’analisi dei vescovi, secondo i quali l’università "non può ignorare la sofferenza del mondo dovuta alla mancanza di pensiero". Di qui l’attualità dell’invito di Paolo VI agli "uomini di riflessione e di pensiero" e l’urgenza di raccogliere l’invito di papa Benedetto XVI ad una "ragione allargata", indispensabile per "realizzare una vera comunione fra tutti gli uomini e fra tutte le nazioni, nell’orizzonte di un umanesimo integrale e solidale, aperto ai fratelli e all’Assoluto".