Alla "contemplazione di Dio" si arriva "attraverso la pratica della virtù", e nella fede il "requisito morale" riveste "tanta importanza quanta quella intellettuale". Lo ha detto il Papa, che nella catechesi di oggi, dedicata alla figura di Clemente Alessandrino, ha affermato che "l’assimilazione a Dio e la contemplazione di Lui non possono essere raggiunte con la sola conoscenza razionale: a questo scopo sono necessarie anche le virtù". Per questo "le buone opere devono accompagnare la conoscenza intellettuale come l’ombra segue il corpo: mai sono separate da quella e, d’altra parte, la “vera gnosi” non può coesistere con le opere cattive". Due virtù, per Clemente, costituiscono in particolare l’anima del “vero cristiano”: la "libertà dalle passioni" e l’amore, che "assicura l’intima unione con Dio e la contemplazione". "L’amore ha detto il Papa – dona la pace perfetta, e pone il vero gnostico in grado di affrontare i più grandi sacrifici, anche il sacrificio supremo, e lo fa salire di gradino in gradino fino al vertice delle virtù. Così l’ideale etico della filosofia antica, cioè la liberazione dalle passioni, viene da Clemente ridefinito e coniugato con l’amore, nel processo incessante di assimilazione a Dio". (segue)