Per la prima volta in Italia si parla dei marittimi e dei loro problemi e non solo di infrastrutture. E’ la novita’ del convegno sul tema "Due milioni di marittimi in transito nei porti italiani: quale welfare?", promosso dal "Comitato Nazionale per il Welfare della Gente di Mare", che si svolgerà a Roma domani 19 aprile. Il Comitato è stato istituto nel 2006 fa presso il Dipartimento per la navigazione e il trasporto marittimo e aereo del ministero dei Trasporti su iniziativa della Fondazione Migrantes della Cei e di varie istituzioni marittime. La gente di mare nel nostro Paese, che conta 8mila Km di coste, rappresenta la prima fonte di ricchezza dei nostri porti e delle città in cui imbarcano e sbarcano merci e passeggeri. In questa situazione non mancano i marittimi che "arruolati" da armatori "senza scrupoli" lavorano senza alcuna sicurezza: il 15% circa dei marittimi imbarcati vivono spiega don Giacomo Martino, direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale dei Marittimi della Migrantes una "reale condizione di schiavitù: incertezza del salario, mancanza di assistenza sanitaria, assenza di leggi e condizioni di pericolo". Non mancano nel nostro Paese inoltre "le navi abbandonate nei porti per insolvenza degli armatori e dove interi gruppi di uomini e donne, rimangono mesi, e alcune volte anni, lontano dalla famiglia con tutti i disagi del caso". (segue)