Anche noi, come i discepoli vissuti all’epoca di Cristo, vediamo i suoi "prodigi": "come Egli porti uomini e donne a rinunciare alle comodità della propria vita e a mettersi totalmente a servizio dei sofferenti; come Egli dia il coraggio a uomini e donne di opporsi alla violenza e alla menzogna, per far posto nel mondo alla verità; come Egli, nel segreto, induca uomini e donne a far del bene agli altri, a suscitare la riconciliazione dove c’era l’odio, a creare la pace dove regnava l’inimicizia". Lo ha detto, ieri, Benedetto XVI, nella messa della Domenica delle Palme, celebrata a S. Pietro. Con la processione delle Palme, ha aggiunto il Papa, "noi professiamo la regalità di Gesù Cristo" e "riconoscerlo come Re significa accettarlo come Colui che ci indica la via, del quale ci fidiamo e che seguiamo. Significa accettare giorno per giorno la sua parola come criterio valido per la nostra vita. Significa vedere in Lui l’autorità alla quale ci sottomettiamo. Ci sottomettiamo a Lui, perché la sua autorità è l’autorità della verità". La processione delle Palme è, poi, "anzitutto espressione di gioia, perché possiamo conoscere Gesù, perché Egli ci concede di essere suoi amici e perché ci ha donato la chiave della vita". Questa gioia è, però, "anche espressione del nostro sì a Gesù e della nostra disponibilità ad andare con Lui ovunque ci porti". (segue)