Il "gusto" e la "gioia" cella preghiera, che Karol "ha avuto fin da fanciullo e a cui è rimasto sempre fedele, fino alle ore della sua agonia"; la "straordinaria libertà interiore", che faceva di lui "uomo di concreta e radicale povertà". Sono questi, per il card. Ruini, altri tratti peculiari del nuovo servo di Dio, che "viveva poveramente, in modo spontaneo e senza sforzo, sembrava non avere bisogno di nulla, era totalmente distaccato dal denaro e dalle cose". In quanto "distaccato e libero anche da se stesso, non cercava il proprio successo o una sua autonoma realizzazione", e "proprio la libertà da se stesso lo ha reso grandemente libero anche nei confronti degli altri, pronto all’ascolto e anche ad accettare la critica". Un papa,Giovanni Paolo II, che per Ruini "sapeva essere autonomo nelle decisioni definitive, e soprattutto non rinunciava a prendere posizioni difficili e ‘scomode’ per timore delle reazioni delle autorità ostili alla Chiesa, negli anni del suo ministero in Polonia, o dell’incomprensione e dell’ostilità dell’opinione pubblica predominante, negli anni del Pontificato". Le sue scelte, infatti, "non erano mai dettate da altra sollecitudine che da quella per il Vangelo e per il bene dell’uomo, ‘via della Chiesa’". (segue)