“Anche nel dolore profondo di non poter più disporre di quella voce che egli aveva tanto usato come veicolo della parola del Signore, rinnovava il suo abbandono totale nelle mani di Maria", ha detto Ruini: "E quando, nella mattina di Pasqua, gli mancò la voce per benedire dalla finestra la folla di Piazza San Pietro, sussurrò a Mons. Stanislao: ‘Sarebbe forse meglio che muoia, se non posso compiere la missione affidatami’, ma subito aggiunse: “Sia fatta la tua volontà … Totus tuus’". Poi quel 2 aprile di 2 anni fa, quando "come aveva fatto per tutta la vita, volle nutrirsi della parola di Dio e chiese che gli venisse letto il Vangelo di Giovanni: la lettura si protrasse fino al capitolo nono. E anche quel giorno recitò, con l’aiuto dei presenti, tutte le preghiere quotidiane: fece l’adorazione, la meditazione e anticipò perfino l’Ufficio delle letture della domenica. A un certo punto disse con voce debolissima a Suor Tobiana Sobotka, suo vero angelo custode, ‘Lasciatemi andare dal Signore’. Poi entrò in coma e nella sua stanza fu celebrata la Messa prefestiva della domenica della Divina Misericordia". "La Divina Misericordia – ha concluso Ruini – è stata al centro della sua spiritualità e della sua vita: da Lei ha imparato a vincere il male con il bene".