Nonostante le ambiguità e le contraddizioni, secondo Scarpetta, "si può fare dialogo interreligioso sulla stampa", a patto che "i giornalisti si sforzino di superare gli stereotipi" e gli aderenti o gli esponenti delle varie tradizioni religiose "imparino a comunicare la propria identità religiosa in un linguaggio comprensibile per l’opinione pubblica e per i media". Per realizzare tale obiettivo, ha concluso il docente, occorre la consapevolezza del "significato autentico del dialogo interreligioso", che non è – come quello politico o sociologico – un "patteggiamento tra le parti", ma "un rapporto di approfondimento dell’identità dell’altro, per riconoscerlo come diverso ma vicino, superando secoli di pregiudizi e malintesi".