“Non siamo ancora pronti per rispondere alla pressione delle merci europee sui nostri mercati – ha detto Renwick Rose, rappresentante degli agricoltori di St Vincent-Grenadine (Caraibi) -. Inoltre la mancanza, nei nostri Paesi, di infrastrutture, strade, telecomunicazioni, che l’Europa dà per scontata, renderebbe gli accordi ancora più impropri. Chiediamo invece pari opportunità nei rapporti, il rafforzamento del commercio a livello regionale e relazioni commerciali più giuste”. In questa “corsa contro il tempo” si stanno attivando dei processi per capire dagli agricoltori quali potrebbero essere le conseguenze reali delle liberalizzazioni, per poi fare azione di lobby presso le istituzioni europee per rendere gli accordi più equi. La Fao e l’Ifad stanno sostenendo gli sforzi dei contadini per "contribuire in modo determinante alla revisione di medio termine degli Epa”. In occasione dell’incontro alla Fao anche la Coldiretti ha diffuso una nota in cui chiede che “gli accordi non siano una nuova colonizzazione dei Paesi in via di sviluppo” e valorizzino invece “l’identità dei diversi Paesi per garantirne lo sviluppo territoriale e la sicurezza alimentare”. La Coldiretti propone “un modello di sviluppo valido nel nord come nel sud del mondo, attraverso un’agricoltura legata al territorio”, che “non penalizza i più deboli in favore dei più forti”.” ” ” “