XXV APRILE: ACLI, DALLA RESISTENZA "L’ALFABETO ITALIANO DELLA DEMOCRAZIA" (2)

"Nel 1945 – aggiunge il presidente nazionale delle Acli – non vi erano contrapposizioni meno nette di oggi tra le forze politiche in campo, che erano al contrario divise da una insuperabile barriera ideologica oggi in gran parte scomparsa. Gli uomini politici dell’epoca, però, avevano conosciuto la guerra e le sue rovine e non avevano l’intenzione di ripercorrerne le strade. Gli accordi che scaturirono, la Costituzione e il modus vivendi che venne generato in quegli anni non fu frutto solo di giusti compromessi, ma di una convinzione che teneva insieme tutti: bisognava assicurare all’Italia pace, buon governo, futuro. Ciascuna delle forze in campo era certa di essere la migliore per garantire tutto ciò e temeva seriamente che l’avversario politico potesse causare gravi danni al Paese". In quella stagione politica, sottolinea Olivero, "l’avversario era l’avversario, non il nemico da combattere sui monti, non l’uomo da imprigionare nelle galere o mandare al confino. Non si tratta, naturalmente, di fare lodi del passato o esatti paralleli tra epoche tanto diverse, ma di comprendere che il bene comune, la pace, la giustizia, il benessere dignitoso per tutti, sono un obiettivo che non può essere di parte". Infine l’auspicio che il 25 aprile diventi "un serbatoio di coscienza, di consapevolezza unitaria" per "fare un passo in avanti verso la costruzione di un’Italia normale",