"Il lavoro sommerso è una delle più grandi anomalie dell’economia italiana e una delle più gravi ingiustizie della nostra società. Un forma di sfruttamento inaccettabile, che pregiudica la sicurezza dei lavoratori e i loro diritti, ma, anche, altera il mercato e la concorrenza. La condanna deve essere forte e senza mezze misure". Così è intervenuto, questa mattina, nella Giornata mondiale contro il lavoro nero, mons. Guerino Di Tora, responsabile della Caritas diocesana di Roma, alla conferenza stampa di presentazione della nuova campagna di contrasto al lavoro sommerso "Esci dal nero. Conviene", promossa dal ministero del Lavoro con gli uffici regionali per il Lavoro. Contrariamente a quanto si ritiene, "i lavoratori in nero sono in maggioranza italiani e non immigrati, costretti dai datori di lavoro, con il ricatto di non poter lavorare", ha dichiarato mons. Di Tora, che ha, poi, usato parole dure: "Chi incentiva in vario modo il lavoro irregolare va condannato moralmente senza mezzi termini, anche se crede di comportarsi bene e si crea l’alibi di coscienza di favorire così l’occupazione". Quindi, ha concluso: "Serve, soprattutto, una educazione alla cultura della legalità, in una formazione continua di coscienze sane alla legalità e al bene, che deve avvenire in famiglia, a scuola, nelle parrocchie, pretendendo coerenza con i principi innanzitutto a partire da casa propria. Perché abbiamo bisogno di buoni testimoni molto più che di ottimi maestri".