PENA DI MORTE: AMNESTY INTERNATIONAL, "UNA PRATICA DISUMANA E BRUTALE E NON UN DETERRENTE PER IL CRIMINE"

"La pena di morte è la forma estrema di punizione crudele, disumana, degradante, che altro non è che un residuo di barbarie". Così è intervenuta Irene Khan, segretario generale di Amnesty International, alla conferenza stampa di presentazione del rapporto statico sulla pena di morte, questa mattina. E ha citato Cesare Beccaria: "Non può essere utile, perché dà un esempio di brutalità agli uomini". "I dati più recenti sul tasso di delinquenza nei Paesi abolizionisti – ha aggiunto – dimostrano che non si registrano aumenti di criminalità dove la pena di morte non è più applicata". Anzi, in qualche caso è perfino diminuita. Come in Canada, dove sono un terzo in meno rispetto all’epoca precedente il 1975, anno di abolizione. E poi, "i rischi di condannare innocenti sono altissimi", continua Khan. Negli Stati Uniti, per esempio, dove si pratica ancora in 22 Stati, dal 1973, ben 123 condannati sono stati rilasciati perché accertata la loro innocenza dopo la condanna, l’ultimo nel 2006, due nel 2005, sei nel 2004. Il Texas registra la più alta percentuale di esecuzioni (36%). Proprio questa mattina è stato giustiziato Ryan Dixon. In Florida, lo scorso dicembre, il governatore Jeb Bush ha sospeso le esecuzioni capitali per "valutare l’umanità e la costituzionalità dell’iniezione letale".” ” ” “