"In Basilicata l’accoglienza concreta della vita, della famiglia, soprattutto per i giovani, è resa difficile e, talvolta, impossibile dal momento che l’accesso al lavoro dignitoso rimane impresa ardua". A fotografare la realtà lucana, in occasione della festa del lavoro del 1° maggio, è la Conferenza episcopale della Basilicata, che denuncia: "La mancanza di lavoro costituisce un ostacolo insormontabile per la costruzione del bene comune. Infatti, le forme di lavoro sommerso, nero o irregolare, non possono donare serenità e dignità, ma soltanto offrire mezzi incerti ed umilianti di precaria sopravvivenza". Né, d’altro canto, "fa emergere la dignità della persona la necessità di dover dipendere dall’appoggio del potente di turno per ottenere il lavoro, che è, invece, diritto derivante dalla natura umana e fondamento della società civile, come è solennemente proclamato dalla nostra Costituzione". I vescovi lucani parlano "in nome di una Chiesa" che vuole adoperarsi "affinché vengano rimosse tutte le ingiustizie e le disparità tra gli uomini". "Tra evangelizzazione e promozione dello sviluppo integrale dell’uomo chiariscono i presuli – ci sono dei legami profondi. Infatti, l’uomo a cui annunciare il Vangelo non è un essere astratto", ma "è condizionato dalle questioni sociali ed economiche". (segue)