Nell’epoca del "fai da te" e dell’autonomia assoluta, "il mettersi insieme per un obiettivo comune che riconosciamo superare le singole individualità, senza mortificarle, è un elemento di forte contestazione". Lo ha detto Ernesto Diaco, viceresponsabile del Servizio nazionale per il progetto culturale, intervenendo oggi al 4° incontro nazionale promosso da quest’ultimo organismo della Cei, sul tema: "Dopo Verona". "Formare una matura coscienza ecclesiale ha detto il relatore – significa educare a non vivere per se stessi, a farsi carico della dimensione feriale e concreta della comunità, a saper attraversare con amore anche le situazioni più faticose senza tirarsene fuori". Di qui la necessità di "un rinnovato impegno formativo", come una delle consegne essenziali scaturite dal quarto convegno ecclesiale nazionale. Altra parola-chiave di Verona, per Diaco, la "corresponsabilità", che "non cancella i ruoli e le specifiche attribuzioni, né mortifica le diverse vocazioni, i ministeri e i doni spirituali, ma li mette in una relazione in cui la specificità di ciascuno è riconosciuta, prevista ed esaltata". Affinché "si diffonda una modalità corresponsabile di vivere la Chiesa", ha concluso Diaco, occorre "un clima di fraternità e di dialogo, di franchezza nel confronto e di mitezza nella ricerca".