Del testamento biologico, ha riferito Betori, “non si è discusso” al Consiglio permanente. I vescovi, tuttavia, sono “preoccupati” per “un eventuale disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento che dovesse aprire ad una deriva eutanasica di fatto, come accade spesso in altre parti d’Europa”, con il rischio di legittimare “pratiche omissive” che danno di fatto luogo a “forme di eutanasia passiva”. Nel corso della conferenza stampa di presentazione del comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, Betori ha fatto presente il pericolo che in un eventuale ddl si dia corpo ad un "testamento biologico che equivale a forme di eutanasia passiva". Tutto ciò, perché "non si fa una netta distinzione tra pratiche omissive del trattamento medico e pratiche realmente eutanasiche". "Se le omissioni della cura della persona vengono considerate terapeutiche ha ammonito Betori si verifica un’eutanasia di tipo omissivo che non possiamo ih alcun modo accogliere". Quello delle dichiarazioni anticipate di trattamento, inoltre, è per la Cei "un problema molto complesso, che riguarda il rapporto tra medico e paziente e l’autonomia del medico. Non può essere la volontà del paziente ad imporsi su quella del medico, pena una depauperizzazione della funzione stessa del medico".