"Le autentiche culture non sono chiuse in se stesse, né pietrificate in un determinato momento della storia", ma "sono aperte" e "cercano l’incontro con altre culture", il "dialogo con altre forme di vita", da cui possa nascere "una nuova sintesi": alla luce di questa premessa il Papa ha aggiunto: "L’utopia di tornare a dare vita alle religioni precolombiane, separandole da Cristo e dalla Chiesa universale, non sarebbe un progresso, bensì un regresso", "un’involuzione" verso il passato. Invece, "la saggezza dei popoli originari" ha portato a "una sintesi tra le loro culture e la fede cristiana". Da qui, "il grande mosaico della religiosità popolare che è il prezioso tesoro della Chiesa cattolica in America latina". In esso "appare l’anima dei popoli latinoamericani", la capacità di "amore": per "Cristo sofferente, il Dio della compassione, del perdono e della riconciliazione, che ci ha amati fino a consegnarsi per noi"; per "il Signore presente nell’Eucaristia, il Dio incarnato, morto e risuscitato per essere Pane di Vita"; per "il Dio vicino ai poveri e a coloro che soffrono". E poi, "la profonda devozione alla Santissima Vergine di Guadalupe, l’Aparecida", che apparve all’indio san Juan Diego. (segue)